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Chiesa di San Nicola

La chiesa consacrata a S. Nicola è la più grande e da sempre costituisce il luogo più importante, dove ci si riunisce più spesso e dove sono celebrate più funzioni. E’ la chiesa parrocchiale. Le credenze nei confronti di S. Nicola erano moltissime. Le persone   intervistate, erano molto devote al santo, poiché era l’unico ad esaudire tutte le preghiere. Alcune persone hanno rivelato che il santo è il  protettore delle “signorinelle” che in passato, vista la loro  povertà, chiedevano la grazia al santo affinché gli facesse trovare “marito”. Altra richiesta diffusa, una dote con cui potersi sposare. Molti sarebbero disposti a giurare di aver avuto un miracolo del genere. Si suppone che il cosiddetto miracolo, sia dovuto all’altissima presenza di briganti, i quali, avevano per così dire delle famiglie da “proteggere” e tramite vere e proprie intimidazioni ai sacerdoti, miracolosamente il denaro usciva fuori dalla sera alla mattina.

Altro racconto molto diffuso, riguarda l’effigie  di S. Nicola,  rappresentato con intorno tre bambini. Si racconta che questi  bambini sono stati soffocati da un uomo, che poi li nascose in un tinello. Come se nulla fosse successo, l’assassino porta del caffè al santo, ma addirittura dalla “cicculatera” (pentolino di forma tronco-conica usato per fare il caffè), escono fuori i tre bambini. S. Nicola aveva fatto il miracolo di farli risuscitare. Così si spiegherebbe il perché nella tela del santo vi siano accanto tre fanciulli di cui uno con il caffè.

Un tempo la festa dedicata a S. Nicola, era molto più sentita. Ora non è rimasto un granché. San Nicola di Bari è festeggiato il 6 di dicembre, ma a Scigliano tale data non era rispettata. La festa era il 14 maggio o in ogni modo, la seconda domenica di maggio e una festa molto sentita, ma prettamente religiosa. Si ricorda anche in quelle vicinanze, una piccola chiesetta, di cui ora non è rimasto nulla, dedicata alla Madonna di Costantinopoli la cui statua si trova conservata proprio nella chiesa di S. Nicola. L’immagine è viva di chi ha vissuto quei momenti. Si andava a prendere la statua a maggio per portarla a S. Nicola e lì era tenuta per tutto il mese e giornalmente si celebrava la messa e il rosario. Un tempo vi era pure l’azione cattolica che organizzava le processioni secondo un rito ben preciso. Si avevano gli “angioletti”, bambini  di tre anni, i “piccolissimi” bambini dai tre anni agli otto, i “beniamini”, gli “aspiranti” e infine i “giovani”. Ognuno aveva un ruolo specifico nella processione. Poi tutti quelli dell’azione cattolica facevano dei fioretti durante questo mese. Li scrivevano su dei foglietti e poi, quando si riportava la Madonna, si bruciavano in un falò comune, quasi  per espiare ogni colpa.

Oggi la Madonna di Costantinopoli è conservata nella chiesa di S. Nicola e un tempo, il suo posto era occupato da una tela che rimane  come un sogno nei ricordi di qualcuno. In verità le tele, all’interno della chiesa, erano molte di più e dagli spazi vuoti lo si può intuire, ma ora ne sono rimaste soltanto quattro. 

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