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Il borgo di Lupia

IL BORGO DI LUPIA

La popolazione di Lupia è composta da 136 maschi e 152 femmine.

L’origine di questo luogo sembra risalga ad un periodo posteriore al X secolo. Il nome potrebbe essere nato dal cognome di colui che ha colonizzato per la frazione, ma non si hanno notizie certe.

Le chiese sono tre e sono: la chiesa della Madonna dell’Assunta, la chiesa di Sant’ Antonio e la chiesa di Sant’Angelo. Nella località di Sant’Angelo è presente un ponte di origine romana che ha destato forti interessi in numerosi studiosi, oltre che la fantasia ardita della popolazione. Percorrendo la Salerno-ReggioCalabria e svincolando per Savuto è la prima frazione che ci accoglie, con i suoi boschi.

 

La Chiesa di Santa Maria  Dell’Assunta

Per quanto riguarda questa chiesa, non si riscontrano particolari miti sulla sua edificazione, molto probabilmente perché si tratta di una chiesa parrocchiale. Di particolare interesse, risulta essere la sua posizione che molto vicina alle case, per raggiungerla bisogna attraversare una stradina, dove c’è lo spazio al massimo per una macchina. Eppure è una chiesa di dimensioni notevoli che costituisce ancora oggi luogo d’incontro di tutti i credenti soprattutto “lupiani”.

Fu distrutta dal terremoto del 1638 e poi ricostruita. Ora non è possibile entrarvi poiché sta subendo dei restauri. Pure la statua della Madonna da cui la chiesa prende il nome, è stata di recente restaurata e portata nuovamente nella sua sede d’origine, il giorno della festa vale a dire il 6 agosto, in processione e in particolare che più colpisce è che hanno partecipato a tale evento, indistintamente, gli abitanti di Scigliano.

 

La festa ieri

C’era una grande attesa perché le vie di Lupia erano rallegrate dalla presenza degli zampognari, suonatori della zampogna che venivano a Scigliano proprio in tale ricorrenza. Tra i bambini la curiosità di vedere questi strumenti così particolari era grande. Qualcuno notava la grande somiglianza dello strumento con la pancia di una pecora. Inoltre era abitudine invitare gli zampognari, nelle varie famiglie. Questo era sentito come un grande onore. La festa era preceduta dalla “quindicina”, in cui si recitava il rosario e si celebrava la messa. Non risultano esserci delle preghiere particolari. La festa era prettamente religiosa. La mattina si celebrava la messa. Era un giorno particolare e non solo per la festa religiosa, ma anche perché cade nel giorno di ferragosto, per questo si lasciava da parte il lavoro nei campi, ci si vestiva con “il vestito nuovo” e dopo la messa si tornava a casa dove le massaie avevano preparato un pranzo lauto a base di polpette di riso, peperoni e melanzane ripiene.  Ma è un particolare che mi è stato sottolineato più di una volta è che il ripieno era molto misero se paragonato a quello preparato oggi. Pomeriggio, sul tardi, ci si riuniva davanti la chiesa per portare la Madonna in processione. Si faceva a gara per portare la Madonna sulle spalle. Addirittura si parla di una vera e propria asta in cui si offriva del grano alla chiesa. Chi offriva di più aveva quest’onore. Una volta si arrivò a “30 tummini “ che più o meno corrispondono a 160 Kg. Durante la processione si cantava e si recitava il rosario.

Un ruolo particolare ce l’avevano le “verginelle” bambine che si vestivano di bianco, magari con l’abito della prima comunione o semplicemente con un velo poggiato sulla testa.

La chiesa dell’Assunta era anche un luogo in cui erano seppelliti i defunti e si racconta di un uomo, buttato nell’ossario, creduto morto dopo aver avuto un malore, che gridava: “Io sono Don Antonio Pallone, vuagliu li quaziatti cu tuttu lu gambone”. Diceva di chiamarsi Antonio Pallone e che rivoleva indietro i suoi calzini e le sue gambe. Molto probabilmente non riusciva a muoversi e dalla disperazione urlava tale desiderio. La gente delle abitazioni vicine, sentiva queste urla provenire proprio dalla chiesa, ma aveva troppa paura di andare a vedere che cos’era dato che pensavano fosse uno spirito e l’uomo morì. Ancora oggi si può notare sul pavimento della chiesa, il luogo in cui venivano seppelliti i morti.

La festa oggi

 La festa oggi è ancora presente, con le dovute variazioni, sempre in relazione al tempo che passa. Non si fa più la “quindicina”; al mattino si sentono i colpi di mortaretto che avvisano che è un giorno di festa. Le case sono piene di familiari ed amici e si cucina sin dalla sera prima. Poi si va tutti a messa e il pomeriggio c’è la processione. Accompagnata alla festa religiosa, la sera saranno presenti i “cantanti” pagati con i soldi raccolti da qualche anno in tutto Scigliano, ma un tempo era fatta solo con le offerte raccolte a Lupia. Seguiranno le estrazioni dei biglietti della lotteria dell’Assunta e poi quella delle “cartelle”. Quest’ultima consiste nell’estrazione di quadretti raffiguranti la Madonna dell’Assunta. Infine, per chiudere la serata, i fuochi pirotecnici anch’essi pagati con le offerte dei fedeli. Anche se questa risulta essere una festa a cui partecipano maggiormente gli abitanti di Lupia, a dir il vero non ho notato quel gran contrasto che contraddistingue maggiormente Diano e Calvisi.

 

La chiesa di S. Antonio di Padova.

Cenni storici

Per quanto riguarda particolari miti sulla sua fondazione, non sembrano essercene. La chiesa è molto antica ed ha subito notevoli variazioni per via dei vari terremoti che hanno colpito Scigliano. Addirittura si dice che il terremoto del 1783, l’abbia distrutta del tutto e che per ricostruirla ci siano voluti ben trent’anni. Di particolare interesse è la statua dedicata al santo che, a detta di molti, è un pezzo rarissimo di cui ne esisterebbero solo tre copie sparse in Italia, ma non si sa precisamente dove. Un tempo era tradizione, nelle varie processioni, portare i santi in giro per le strade di tutto il paese e si racconta che la statua di S. Antonio di Lupia, in realtà provenisse da Calvisi e che all’altezza della linea di confine tra le due frazioni, il carro con i buoi divenne improvvisamente molto pesante e non si muoveva più verso il luogo di provenienza. A questo punto, la gente propose di lasciar libero il carro per vedere dove andava ed ecco che tendeva a scendere verso Lupia. Tra l’incredulità della popolazione, il santo “carvisano” si portò a Lupia in questa piccola chiesetta già esistente e  consacrata al santo. Da quel giorno è rimasto là, sostituendo la statua originaria di Lupia. Per un certo periodo di tempo si vietò di portare qualsiasi santo in processione a Lupia poiché era diffusa, era tra la gente, la paura che tutti volessero fermarsi lì per qualche strano incantesimo.

La festa

Era tradizione, un tempo, far benedire gli animali, soprattutto i maiali che erano fonte principale dell’alimentazione della popolazione. A S. Antonio si offrivano i “pignatialli” contenitori di terracotta in cui era messo il grasso di maiale magari insieme alle code dell’animale. Tale tradizione era presente pure a Diano dove, proprio i frati stessi, andavano casa per casa a raccogliere il grasso che un tempo era utilizzato in molte occasioni e non soltanto alimentari. Non vi erano fiere, ma al pomeriggio si organizzavano dei giochi popolari: la corsa con i sacchi, “l’antinna”( era issato un lungo palo, unto di grasso, al cui vertice c’era una ruota dove venivano appesi salumi vari, formaggi ecc. che costituivano il premio per chi riusciva a salire sulla pertica). Si ricorda come la gente, agghindata con cura per il giorno di festa e si ritrovasse unta e nera per via del grasso. La processione era caratterizzata dalla presenza dei “monachialli”, bambini vestiti con un piccolo saio per devozione a S. Antonio conservato con affetto.

Per quanto riguarda la tradizione alimentare, il cibo non varia di molto da quello preparato alla festa della Madonna dell’Assunta: pasta al forno, polpette di riso, melanzane e peperoni ripieni.

Oggi la festa è ancora sentita ed è rispettata dagli abitanti di Lupia. Accanto alla festa religiosa che consiste nella “tredicina”, nella processione, è bello notare come soprattutto i giovani vadano alla ricerca d’offerte per festeggiare nel migliore dei modi con gruppi musicali, lotterie e fuochi d’artificio, il santo. Tutto il paese è coinvolto dal lato economico, ma la festa è in ogni caso di Lupia.

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