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La storia di Scigliano (CS)

LA FONDAZIONE DI SCIGLIANO

Difficile è dire con certezza in che modo sia avvenuta la nascita di Scigliano. Alcuni la ricollegano alle invasioni saracene, fondata forse da quei Bruzi che si misero a popolare un gran numero di villaggi nei luoghi più nascosti sulle montagne, i quali prima presero il nome di Pretorie e poi quello di Casali, per sfuggire agl’invasori. Secondo altri studiosi, si parlerebbe addirittura di un’origine romana. Purtroppo, però, la documentazione che possiamo consultare, va oltre il Quattrocento. Abbiamo notizie di un diploma del 1270 di Catanzaro che menziona una terra dal nome analogo a quello di Scigliano, ma sarebbe troppo riduttivo servirci solo di questo. Certo da quello di cui noi possiamo disporre si evince chiaramente che, da alcuni privilegi dell’età aragonese, il paese preesistesse già nel XV secolo, sicché l’ipotesi di porre la sua origine nei primi anni del basso Medioevo (XI secolo) appare oggi la più credibile. Non sappiamo con certezza se il paese avesse subito nei primi anni di vita il dominio feudale. Ma il fatto che nel ‘400 fu aggregato a Cosenza come casale, insieme a diversi altri centri, induce a ritenere che fra il Duecento e il Quattrocento, nel corso dell’età angioina, fosse ricaduto nelle mani di qualche signore. A partire dal Quattrocento il centro difese strenuamente la propria demanialità e nel corso dell’età moderna divenne una città di una certa importanza. Per fare un esempio, nel XVI secolo Carlo V vi dimorò durante il viaggio per la sua campagna in Africa, concedendo al borgo il privilegio di inviare deputati al Parlamento generale. Nel XVII secolo si registrò il fenomeno della commercializzazione dei feudi. Così nel 1600 il paese venne venduto per 40.000 ducati a don Cesare d’Aquino, principe di Castiglione. Scigliano comunque riuscì a riscattarsi il 13 settembre del 1636. Subito dopo venne insignita dal titolo di città da re Filippo IV. 

La città di Scigliano è posta nella Calabria settentrionale ed un tempo raccoglieva nel suo territorio numerosi casali che ora, ormai indipendenti, costituiscono delle comunità che poco ricordano il passato glorioso dell’antica città. Le regioni che ne facevano parte e che componevano Scigliano, erano otto: Diano, Cupani, Calvisi, Lupia, Serra, Petrisi, Pedivigliano e Pittarella. Diano è la parte più grande. Appartengono al territorio anche vari casali e villaggi e cioè Villanova, Castagna, Fornello e Panettieri. Anticamente sembra che il suo nome fosse Syllanum di chiara origine latina. Per quanto riguarda il nome di queste località, è arduo cercar di capire a cosa siano dovuti, visto che nella maggior parte dei casi, le voci antiche derivano d’avvenimenti casuali, difficili da indovinare. L’Accattatis ha cercato di rispondere a questo interrogativo con delle sue impressioni.

 Il termine Diano, etimologicamente è simile a meridiano e vista la collocazione del rione, esposto interamente a mezzogiorno, potremo ritenere tale teoria più che soddisfacente. Poi per quanto riguarda Cupani e Calvisi, la loro nascita verrebbe collegata ad origini romane. Sembra che vi fossero nomi simili di alcune famiglie del tempo. Di Petrisi, assai volgarmente, si è creduto che abbia sortito questo nome, dalla sua collocazione. Fu costruito, infatti, su di un cumulo di pietre. Difficoltà s’incontrano per cercare di stabilire l’origine etimologica di Serra, situata nell’altura di Cupani e di Pedivigliano, ai piedi del Casale di Villanova (forse da questo deriva il termine “pedi”). L’università di Scigliano fu molto devota ai suoi sovrani e perciò le furono concessi numerosi privilegi, come quelli accordati dal re Alfonso I e Ferdinando I, i quali promisero di mantenere Scigliano e tutto il suo territorio in demanio perpetuo.

Con il passare del tempo, furono addirittura chiamati Aragonesi e venivano spesso convocati dalla Corte Reale ai periodici raduni governativi del Regno di Napoli, per ascoltarne i pareri.

Nel XVII secolo, nacque pure un’attività di stamperia, voluta dal vescovo di Martirano Giovan Jacopo Palemonio. Stamparono a Scigliano a partire dal 1681 al 1692 diversi tipografi. Si ricordano i nomi del romano Mario Barone, del capitano Nicolò Servillo e del belga Cristiano de Vos di Bruxelles. Col secolo dei lumi, l’attività di stamperia cessò.

Il 13 aprile 1806 Giuseppe Bonaparte, come luogotenente dell’imperatore dei Francesi e comandante dell’Armata di Napoli, sostò a Scigliano, a palazzo D’Elia. Conquistato il potere i Francesi avviarono un’opera di profonda riforma delle strutture sociali e politiche. Nel 1811 il paese fu smembrato. Nacquero i comuni di Pedivigliano (che assorbì Pittarella, Borburuso e Villanova) e Colosimi. Scigliano mantenne Diano, Calvisi, Lupia, Cupani, Serra, Traversa e Agrifoglio. 

 

Syllanum

Sillano il cui nome avrebbe costituito fonte d’ispirazione per denominare questo antico borgo. Potrebbe essere quel Marco Giunio Sillano, di cui fa menzione Livio decad: 3 libro: 5. o il console della Repubblica dell’anno 762 come ci riferisce Ottomano de Senat : et Senatusconsuli. Si potrebbe credere che quest’edificio avesse avuto origine sotto il primo Marco Giunio che, come scrive Livio, governò la Repubblica al tempo delle guerre di Calabria tra i romani e i cartaginesi e perciò, essendo Scigliano nell’estremità della terra dei Bruzi e confinante con l’antica Trischine, oggi Taverna, città della Magna Grecia, è verosimile che i romani si fossero fortificati in questi luoghi per resistere ai Bruzi e agli Africani; oppure per dare qualche soccorso alla vicina Tirena, che dipendeva dai Cotronesi, come scrive Plinio e che in quei tempi fu distrutta da Annibale, il quale disperava di poterla mantenere.

 

Origine della città

Notevoli sono pure le difficoltà per cercar di capire l’origine di questa città. Siamo solo in grado di fare delle congetture. Molti studiosi come Giacomo Greco, Berardino Martorano e P. Fiore presso il Pacichelli, sono d’avviso che Scigliano fosse stato una volta la più celebre Pretoria di Cosenza, fondato già con le altre pretorie, ossia i casali di questa città, verso l’anno 900 da quei Bruzi che ebbero la fortuna di scappare alla rabbia dei Saraceni e cercarono un sicuro ricovero nelle montagne. Ma questo non pare verosimile per le vive memorie delle rovine del Monastero di S. Nicola di Giaciano. Sembra potersi credere che questo paese sia assai più antico del secolo X dell’era cristiana. 

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